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La carità:distintivo del cristiano PDF Stampa E-mail
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gioved́ 25 febbraio 2010
Il Messaggio di Quaresima del Vescovo Francesco Micciché

 

Carissimi fratelli e figli,

 la Quaresima è un tempo privilegiato che ci accompagna verso la gioia piena della Pasqua. Un tempo che come Chiesa vogliamo vivere intensamente, in comunione di intenti e di spirito, alla sequela di Cristo in quest’anno sacerdotale voluto da papa Benedetto XVI. Come scrivevo nel Piano pastorale “Voi siete il Corpo di Cristo” la Chiesa è come un corpo e un corpo ha tante membra e soprattutto ha un cuore. Tra gli atteggiamenti che il corpo ecclesiale deve vivere per essere se stesso, le otto “C”, come abbiamo semplificato, vorrei soffermarmi con voi sulla “C” della compassione. «La Compassione (patire/sentire con) ha come modello Cristo e corrisponde ad un ‘fare vuoto’ dentro di sé per accogliere l’altro… Luca usa un verbo che indica proprio l’allargarsi del grembo della madre per accogliere il bambino che darà alla luce. E in effetti la compassione ha questa capacità di generare nuova vita e nuova speranza nel cuore di chi si è smarrito. È lo svuotarsi di Gesù (kenosis) che prova compassione per tutti e tutti ama facendosi solidale… la compassione è quello che dice Paolo: se un membro soffre, tutti soffrono; se un membro gioisce, tutti gioiscono» (Piano pastorale 2009-2010 pag.62). La verità pasquale che ci sta davanti ci invita, in questa Quaresima, a seguire Gesù, a sperimentare i suoi stessi sentimenti.

Il distintivo del cristiano vero è la carità, quella carità che nasce da un cuore visitato, sanato dalla misericordia di Cristo, reso felice dal suo amore che fa nuova ogni cosa e carica la vita di speranza, di gioia, di gratificazione, di pienezza. Fare esperienza della Carità di Cristo attraverso i sacramenti della riconciliazione per aprirci all’altro con il cuore di Cristo, per affrontare le problematiche di un mondo complesso e che va alla deriva con grinta e passione e con la fiducia di poter dare il nostro piccolo ma significativo contributo alla causa del bene. «Nel volgerci al divino Maestro, nel convertirci a Lui, nello sperimentare la sua misericordia grazie al sacramento della Riconciliazione, scopriremo uno ‘sguardo’ che ci scruta nel profondo e può rianimare le folle e ciascuno di noi» (Benedetto XVI, Messaggio per la Quaresima 2006).

Guardiamoci intorno e per quanto ci sarà possibile facciamoci carico di una persona o di una famiglia a cui far sentire fattivamente la nostra prossimità. Viviamo la compassione e la condivisione con quanti in questo momento vivono sulla loro pelle la crisi economica o hanno perso il posto di lavoro rinunciando al superfluo, vivendo una Quaresima di sobrietà. Ritorniamo all’essenziale nella nostra vita spirituale e nell’utilizzo sostenibile dei beni e delle risorse a nostra disposizione. Sappiamo bene che oggi la più grande forma di povertà prende il nome di solitudine, smarrimento, vuoto esistenziale. Penso alle tante persone sole, e soprattutto ai ragazzi vittime della povertà culturale, economica, familiare.

Cari fratelli e figli non posso non richiamare alla coscienza di tutti noi l’obbligo morale che abbiamo di sentirli membri della nostra famiglia, nostri figli, persone da amare, da comprendere, da fratelli maggiori, da padri, da madri, da insegnanti, da operatori pastorali. C’è spazio per tutti nel panorama del bisogno e tutti possiamo e dobbiamo fare qualcosa per tutti. Per questo vi propongo di sperimentare in questa quaresima una forma di «adozione» vera e concreta nei confronti di chi soffre, è ammalato, solo e abbandonato. «La compassione è la forma dell’amore che si fa compagno dell’altro fino al suo estremo possibile. In Gesù questo punto estremo, nella sua compassione per noi, ha coinciso con la sua morte, “Egli infatti avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine” (Gv 13,1) ».

A tutti voi, fratelli e figli di questa amata Chiesa di Trapani, rivolgo il mio accorato appello perché la Chiesa, esperta in umanità, sia vigile custode dei valori perenni del Vangelo e si faccia prossimo di ogni uomo e donna, senza guardare alle differenze di età, di posizione sociale e culturale, perché l’umanità calpestata possa rialzarsi e ad ogni persona possa essere riconosciuto il suo diritto a vivere una vita degna.

Con l’augurio di un’alba nuova di risurrezione e di vita che comprenda la possibilità per le nostre famiglie di vivere meno precariamente, saluto tutti con affetto e benedico.

Trapani, I Domenica di Quaresima

 + Francesco Miccichè Vescovo

 
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