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I funerali delle vittime di via Omero: Dio si ribella e piange PDF Stampa E-mail
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venerd́ 13 gennaio 2012
I funerali delle vittime si sono tenuti domenica 15 gennaio in cattedrale

OMELIA PER I FUNERALI DELLE VITTIME DELLA STRAGE DI VIA OMERO

“Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11,25-26).

Sono queste le consolanti parole, verità sublimi, alle quali ci aggrappiamo con forza per non soccombere e naufragare davanti all’improvviso scatenarsi di una tempesta, un ciclone che si è abbattuto improvviso su questa città svegliatasi la mattina di giovedì scorso con la terribile notizia di questa immane tragedia. “Quanto è grande la misericordia del Signore e il suo perdono per quanti si convertono a lui!”(Sir 17,24). Davanti alla tragica fine di cinque vite umane spezzate da una furia omicida che lascia sgomenti, non ci resta che invocare la misericordia di Dio. Solo nel suo amore possiamo trovare ristoro, solo al suo Amore possiamo affidare le vittime di questa strage che hanno pagato con la vita il prezzo di una pace impossibile.

Dinanzi al mistero di queste morti, Dio non è inerte e come ciascuno di noi, si ribella e soffre. Come ha fatto per il suo amico Lazzaro, Cristo oggi ha compassione di noi, piange per la morte di Stefania, Daniela, Hans, Nunzia, vittime di questa strage; piange per il cuore e la mente offuscati dalla disperazione di chi ha compiuto questa strage, forse anche lui vittima di una società che ha perso i suoi punti di riferimento. Piange per l’umana sofferenza delle loro famiglie.

Non siamo qui per dare un giudizio definitivo su quanto è accaduto: questo lo lasciamo a Dio, alla sua giustizia e alla sua misericordia. Ma certo non possiamo tirarci indietro, come credenti e come cittadini, dal porre una attenta e lucida riflessione su quanto è accaduto, sulle responsabilità che pesano sulla società tutta. In casi come questi nessuno si può impunemente tirar fuori dicendo: “io non c’entro, a me non interessa”. C’è un qualcosa di cui non sempre siamo in grado di avere consapevolezza: la responsabilità personale nel ricercare il bene comune, nell’affermare la legalità, la giustizia, la solidarietà, nelle scelte di ogni giorno, nella nostra vita.

“Cosa ho fatto io?” - dovrebbe chiedersi ognuno di noi – “perché un fatto del genere non accadesse nel mio quartiere, nella mia città, nel mio territorio?”. Il peso morale di questa tragedia grava sulla coscienza dei singoli, delle istituzioni, della società tutta. Nessuno si può tirare indietro davanti alle proprie responsabilità. E’ tempo di svegliarci dal nostro torpore. Viviamo un tempo difficile, in cui la crisi più profonda non è quella economica ma quella morale e esistenziale che fa vacillare tante vite. Come diceva Benedetto XVI recentemente, la nostra vera sonnolenza è l’insensibilità per Dio e dunque per l’Amore, per la solidarietà vera. “Questa insensibilità per la presenza di Dio ci rende insensibili anche al male. Non sentiamo Dio - ci disturberebbe - e così non sentiamo, naturalmente, anche la forza del male e rimaniamo sulla strada della nostra comodità". Davanti a queste bare dobbiamo invece rinnovare l’impegno ad essere vigilanti nell’amore, a farci carico l’uno dei pesi degli altri, a non lasciare mai solo nessuno.

Questa città deve essere una città di uomini e donne veramente risorti, votati al bene, capaci di vera fraternità e amore reciproco. Questa tragedia che non avremmo mai voluto vivere sulla nostra pelle, nella nostra città, in un quartiere che abbiamo voluto mettere sotto la protezione di Sant’Alberto di Trapani, ci interroga. Ci interroga su come noi viviamo, sulle scelte che facciamo, sui valori che professiamo, sulla fede che coltiviamo. Sì, fratelli e figli carissimi, la fede. Siamo qui a piangere queste vite spazzate via dalla follia omicida, ma siamo qui soprattutto a pregare, a meditare sul mistero della vita alla luce della fede. E’ un enigma indecifrabile quello che abbiamo davanti. Perché tanta violenza? Perché tanto dolore? Davanti a questo mistero, che ci spaventa, ci addolora, sentiamo però che non tutto è finito: anzi, siamo qui per pregare l’Autore della vita, sorretti dalla certezza, come afferma la Parola di Dio, che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio buono e misericordioso. Gesù, morto e risorto, ripete ancora oggi, a noi, qui attanagliati dal dolore, una consolante verità: “Coraggio, io ho vinto il mondo!”. Da quella morte ingiusta, dal sangue innocente di Cristo, è venuta la salvezza del mondo, la nostra salvezza. Dalla Pasqua nasce la speranza, sboccia la certezza che la vita non è tolta ma trasformata e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata una abitazione eterna nel cielo. Senza la fede c’è spazio solo per la disperazione, c’è solo il buio senza fine della morte con il suo bagaglio di dolore, di sofferenza, di affetti spezzati, di sogni infranti. La fede ci apre alla certezza della vera vita. “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno” (Gv 11,25-26). Questi nostri fratelli vivono alla presenza di Dio, sono entrati nella vita vera perché la morte non è la fine di tutto, non è l’approdo nel nulla: la morte è passaggio obbligato verso la vita vera. I

questo momento il mio pensiero va in particolare alla vita di Daniela spezzata a nove anni nel suo primo fiorire alla scoperta del bello, del giusto, dell’amore e della tenerezza. La sua fine così tragica ci dice della necessità di porre in essere ogni iniziativa in favore dei nostri piccoli. Gesù li ha prediletti durante la sua vita terrena. Gesù li predilige anche oggi: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché di essi è il regno dei cieli”(Mt 19,14). Mentre la nostra preghiera di suffragio si eleva a Dio per questi nostri morti e per i familiari colpiti in maniera particolarissima, da questa sconcertante e devastante tragedia, vogliamo chiedere a Dio la grazia della conversione dei cuori per ogni abitante di questa nostra amata Trapani.

Possa la nostra Trapani con l’aiuto di Dio e la Celeste protezione della Madonna SS.ma e di S. Alberto divenire la città della pace, della gioia, dell’amicizia vera, delle famiglie unite e solidali, della legalità, della giustizia, della dignità del lavoro per tutti, del rispetto della natura e dell’ambiente. Su tutti splenda la luce del Signore Risorto e la speranza ritorni a fiorire nel cuore di ciascuno di noi. Il conforto della fede sia per tutti noi balsamo salutare e risorsa efficace per vivere, lottare e affrontare le problematiche della vita con una marcia in più nella speranza-certezza che con l’aiuto di Dio possiamo costruire un domani veramente migliore.

Non accada mai più quello che è accaduto giovedì a Trapani!

Prima di concludere questa breve riflessione vorrei esprimere, a nome di tutta la chiesa trapanese, la nostra vicinanza e la nostra partecipazione ai familiari delle vittime. Non abbiamo parole da dirvi ma contate sulla nostra fraterna vicinanza e sulla nostra preghiera perché sia Dio e la madre sua, Maria Santissima, a consolare i vostri cuori.

Francesco Micciché Vescovo di Trapani

 
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