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Inaugurazione Anno Accademico PDF Stampa E-mail
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marted́ 04 novembre 2003
Il vescovo Francesco Miccichè interviene alla cerimonia inaugurale del nuovo anno accademico del Polo Didattico
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Il vescovo Francesco Micciché interverrà nel pomeriggio alla cerimonia inaugurale dell’anno accademico del Polo Didattico di Trapani.
Di seguito alcuni brani dell’intervento.
Nell’allegato il testo per intero

Il tessuto connettivo di questo territorio è pervaso da una logica di potere bloccante, di appuntamenti mancati, di ritardi colpevoli, di disinteresse e di apatia.
I giovani sono l’anello debole di un sistema deviato e privo di progettualità e sono quelli che pagano sulla propria pelle lo scotto di una cultura bloccata e servile infelicemente regnante.
Se le coscienze non si sveglieranno,
se il pensiero non si affermerà,
se la vera cultura non emergerà nelle trame del vivere quotidiano,
se la vita dei singoli e della comunità non ritroverà un sussulto di dignità,
se gli uomini e le donne di buona volontà non si metteranno insieme a progettare e sperare,
se la profezia di chi sente il problema etico come fondamentale e necessario non si farà presenza coraggiosa di chi è disposto a pagare di persona non c’è possibilità di riscatto.
Mi permetto raccogliere l’urlo dei giovani che non ci è lecito lasciare cadere nel vuoto. Essi chiedono giustizia, legalità, buon governo, coerenza del mondo adulto, attenzione ai loro bisogni, testimonianza dei valori.
Un popolo senza cultura è un popolo schiavo.
Un popolo privo di centri culturali di eccellenza è un popolo che si dibatte in un crescendo di cortile affossante e squallido.
Penso a tutto quanto, invece, può esser fatto per promuovere la qualità della vita nel nostro territorio, a quanti si spendono in progetti e iniziative di volontariato, alla catena di solidarietà innescata dalla Caritas, a tutte le agenzie educative che con coscienza e responsabilità operano in favore dell’uomo.
La cultura è il volano dello sviluppo socio-economico-morale del consorzio umano.
L’università è polo di eccellenza di una cultura che è chiamata a bucare la corazza dell’indifferenza e dell’apatia collettiva, ad innescare un processo virtuoso che coinvolga le pubbliche istituzioni, i centri di potere, le varie realtà associative, i clubs e i movimenti presenti nel territorio in un cammino di coscientizzazione, di presa d’atto della realtà, di progettualità promozionale.
Giovani, non abbiate paura di scommettervi per un’impresa di portata storica qual è quella di dipanare con le armi della conoscenza e della umana solidarietà le trame di un sociale eticamente scorretto.
Non abbiate paura di organizzarvi, fuori da ideologie che generano estremismi maledetti, per opporvi al malaffare, all’ingiustizia, al sopruso, all’arroganza dei potenti.
L’ideale non è irraggiungibile.
Se lo volete, se lo vogliamo insieme, se lo progettiamo insieme dialogando, ascoltandoci, promovendo cultura è già felice realtà.
Al mondo adulto mi permetto sommessamente di ripetere:
non siamo sordi all’urlo dei giovani!
Chiedo scusa se ho osato troppo.
Ciò sentivo di dire

 
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