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luned́ 09 maggio 2016
Invocare, annunciare e attuare la misericordia per servire l'uomo nel mondo dell'informazione 

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Le e-mail, sms, reti sociali, chat possono essere forme di comunicazione pienamente umane. Non è la tecnologia che determina se la comunicazione è autentica o meno ma il cuore dell’uomo e la sua capacità di usare bene i mezzi a sua disposizione”. Questo il messaggio di papa Francesco – che entra nel vivo degli aspetti più attuali della comunicazione – a partire dal quale il vescovo Pietro Maria Fragnelli si è confrontato con il giornalisti trapanesi durante l’incontro di aggiornamento professionale svoltosi al Santuario della Madonna della Misericordia di Valderice.

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Un’occasione di riflessione sul ruolo e le responsabilità degli operatori dell’informazione voluta proprio in occasione della 50ª della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali dedicata al tema “Comunicazione e Misericordia”. E proprio sulle “declinazioni” della misericordia, valore a cui il pontefice ha dedicato lo speciale anno giubilare in corso, monsignor Fragnelli si è soffermato sottolineando come – sempre citando papa Francesco che, a sua volta, cita Shakespeare – “la misericordia è capace di attivare un nuovo modo di parlare e di dialogare”.

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“La comunicazione – ha detto ancora il vescovo – ha il potere di creare ponti, di favorire l’incontro e l’inclusione, arricchendo così la società” e “l’incontro tra la comunicazione e la misericordia è fecondo nella misura in cui genera una prossimità che si prende cura, conforta, guarisce, accompagna In un mondo diviso, frammentato, polarizzato, comunicare con misericordia significa contribuire alla buona, libera e solidale prossimità tra i figli di Dio e fratelli in umanità”. Comunicazione come sinonimo di “uscita dall’autoreferenzialità e dalla divisione, promessa di ponti che uniscono, di prossimità che accolgono e arricchiscono.

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L’umano rinasce nella comunicazione verticale tra l’uomo e Dio e in quella orizzontale tra i fratelli in umanità”. E, facendo riferimento all’attività quotidiana dei giornalisti, Fragnelli ha ricordato l’invito del papa: “Lo stile della nostra comunicazione sia tale da superare la logica che separa nettamente i peccatori dai giusti. Noi possiamo e dobbiamo giudicare situazioni di peccato – violenza, corruzione, sfruttamento – ma non possiamo giudicare le persone, perché solo Dio può leggere in profondità nel loro cuore”. È compito degli operatori dell’informazione “denunciare la cattiveria e l’ingiustizia di certi comportamenti per liberare le vittime e sollevare chi è caduto” ma senza, per questo, ergersi a giudici o, peggio, a giustizieri.

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Accanto all’intervento del vescovo si sono succedute delle brevi testimonianze di “concretezza della misericordia” a cura di Gino Gandolfo, referente regionale per la Sicilia della campagna nazionale “Mettiamoci in gioco” contro l’azzardo, di suor Maria Goretti, della fraternità “Servi di Gesù povero” di Trapani e della giornalista Ornella Fulco su attività di volontariato in carcere.

Fonte: Trapanioggi.it

 

 La preghiera del vescovo Pietro Maria Fragnelli per servire la buona buona notizia

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Preghiera per servire la buona notizia

In questo Anno Santo della Misericordia donaci, Signore, di riflettere sul rapporto tra la comunicazione e la misericordia. Insegnaci la vicinanza alla gente e la preghiera, che sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare e umile, generoso e lieto.

Liberaci dal pericolo di perdere il contatto con il tuo popolo fedele, perché così perdiamo in umanità e diventiamo schiavi di poteri economici e culturali che ci rubano la nostra dignità di uomini e di donne, di professionisti e di cittadini.

Noi sappiamo che la Chiesa, unita a Cristo, incarnazione vivente di Dio Misericordioso, è chiamata a vivere la misericordia quale tratto distintivo di tutto il suo essere e il suo agire. Sappiamo che ciò che diciamo e come lo diciamo, ogni parola e ogni gesto dovrebbero poter esprimere la compassione, la tenerezza e il perdono di Dio per tutti.

L’amore, per sua natura, è comunicazione, conduce ad aprirsi e a non isolarsi. E se il nostro cuore e i nostri gesti sono animati dalla carità, dall’amore divino, la nostra comunicazione sarà portatrice della forza di Dio.

Sappiamo che siamo chiamati a comunicare da figli di Dio con tutti, senza esclusione. Insegnaci il linguaggio e le azioni capaci di trasmettere misericordia, così da toccare i cuori delle persone e sostenerle nel cammino verso la pienezza della vita. Donaci il fascino profondo di Gesù Cristo, che risveglia in noi la grazia dell’annuncio e della testimonianza.

 
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