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Dopo l'assassinio di Tommaso PDF Stampa E-mail
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luned́ 03 aprile 2006
Una riflessione del vescovo Francesco Micciché Una notizia che non avremmo mai voluto sentire si è abbattuta come un uragano devastante provocando un terremoto di emozioni, sensazioni, rabbia: il piccolo Tommy su cui si era scatenato l’accanimento mediatico da un mese è stato ucciso subito dopo il sequestro a sangue freddo, senza pietà, piccola vittima sacrificale di uno strano dio idolatrato: il denaro.
Quel sangue innocente versato grida vendetta al cospetto di Dio, è il sangue dell’innocenza violata, il sangue di una vita infranta, il sangue di un futuro spezzato, di una famiglia batostata, di una società ferita mortalmente. Verso dove andiamo? È questo l’uomo?
In fondo alla coscienza di questi barbari carnefici resta ancora un briciolo di sentimento, di umanità?
In questo mese il fantasma di questo bimbo non ha turbato i loro sogni? Hanno vissuto o sopravvissuto? Sopravvivere a questi atti bestiali, abituarsi a questi orrori è inferno sperimentato sulla terra, è negazione di umanità, è degrado senza limiti, discesa nel baratro di un male che svuota, svilisce, annulla la dignità del proprio essere.
Sono emigrati della nostra terra di Sicilia, gente che porta alle spalle un malessere sociale, un bagaglio culturale, un codice morale che deve come siciliani farci riflettere seriamente.
L’arretratezza economica, il brodo culturale di un potere politico-economico corrotto, il pensiero deviato che porta a vivere l’apparenza come essenza e sostanza di onorabilità e di credibilità, il nascondersi dietro una religiosità deviata quasi magica, appariscente, ostentata, il sospetto diffuso che nasce dal vedersi assediati da nemici sono i mali di una Sicilia che ha bisogno di scavare nella sua storia, di trovare il mistero del mali che l’affliggono.
Pasqua ormai vicina ci dà la possibilità di fermarci a riflettere più seriamente nelle derive del male di questa nostra società.
La passione che vive la nostra Sicilia è iscritta nelle coscienze degli uomini e delle donne che sognano un futuro di riscatto sociale, di dignità da recuperare, di paure da sconfiggere, di coraggio da testimoniare.
La vita è valore, la fede nella vita è il codice morale da ristabilire.
Contro la vita sono la mafia, il malaffare, le consorterie lobbystiche, i poteri forti.
Pasqua ci aiuta a sognare una Sicilia solare, libera, piena di dignità, di onorabilità, di ricchezza di umanità, una Sicilia di uomini e donne impegnate sul fronte della legalità, della giustizia, del bene comune, della solidarietà.
Si abbia il coraggio di dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare.
Ognuno può e deve fare la sua parte. Il clientelismo, l’assistenzialismo, il vassallaggio, la pigrizia, l’indolenza, il sospetto, il culto dell’io cedono il passo all’impegno consapevole, al coraggio di spendersi per il bene, alla logica dell’amore che serve.
Auguri, Sicilia solare.
La tua Pasqua è l’impegno per la vita che devi perseguire con forza, caparbietà, costanza.
 
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