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Accoglienza agli immigrati: non cedere alla trappola dell'egoismo PDF Stampa E-mail
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venerd́ 24 ottobre 2008
Duro monito del vescovo nel corso dell'omelia per la festa della Dedicazione della Cattedrale

 

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Fratelli e figli carissimi, è ora di svegliarci dal sonno! Risvegliamo le coscienze sopite, diamoci un sussulto di dignità che ci faccia essere più responsabili, più attivi, più testimoni. Come Chiesa presente nel territorio di questa nostra amata Diocesi vogliamo essere lievito, fermento di pensiero credente, di cultura vera, di vita vera.

Potevamo non farci carico dei disperati del Sud del mondo che approdano nella nostra terra e non dare una risposta concreta di accoglienza di fronte all’emergenza che si profilava nel nostro territorio? Anche qualche sedicente cristiano si è scandalizzato che abbiam messo a disposizione locali, energie, risorse in favore di questi nostri fratelli.Farsi prossimo dei più poveri non significa solo commuoversi davanti al televisore e poi rifiutare gli stranieri, questi poveri scampati a tragedie immani, solo perché si fanno presenza scomoda nei nostri paesi, nelle nostre città. Dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola di un ragionamento distorto, non evangelico, egoista e razzista che vuole che ci sia accoglienza per i clandestini che arrivano sulle nostre coste ma lontano dal proprio territorio, dalla vostra vista come se il solo vederli già possa turbare il sonno, generare paura o attaccare la sicurezza sociale , dando per sontato che questi nostri fratelli siano sempre e comunque dei delinquenti da tenere alla larga.

C’è forse una paura più sottile nella mente di alcuni, quella di una svalutazione “economica” dei quartieri, dei paesi dove gli extracomunitari vengono accolti? E’ solo una domanda ma se questo dubbio avesse attraversato la mente di qualche cristiano dobbiamo dirci con chiarezza che questo modo di pensare è una vergogna che non ci fa onore, è la negazione del nostro credo cattolico. Plaudo alla Caritas Diocesana con i suoi operatori e volontari che con grande abnegazione e a nome di tutta la chiesa trapanese si è donata e si dona per tutte le povertà presenti nel territorio della nostra Diocesi. E, insieme alla Caritas, plaudo alla generosa accoglienza di quei cittadini, membri delle nostre comunità parrocchiali e rappresentanti delle amministrazioni comunali che si sono mossi nel segno della condivisione gioiosa con i nostri fratelli immigrati in questo momento di grande emergenza. “Siamo infatti collaboratori di Dio, e voi siete il campo di Dio, l'edificio di Dio” (1 Cor 3,9), così ci ha ammonito l’apostolo Paolo.

Collaboratori, campo di Dio, edificio di Dio. Che grande responsabilità non abbiamo, nessuno escluso!

 
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