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Riti da vivere con fede. Il popolo trapanese porta nel dna la suggestione dei Misteri PDF Stampa E-mail
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gioved́ 09 aprile 2009
L'intervista del vescovo al Giornale di Sicilia

 Pubblichiamo il testo dell'intervista pubblicato mercoledì 8 Aprile nello speciale "Pasqua in provincia di Trapani" del Giornale di Sicilia a firma di Chiara Damiano

 

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Il vescovo Francesco Miccichè fa una appello a vivere con vera fede e sentimento la tradizione dei Misteri. La processione dei Misteri ha 400 anni di storia.

Cosa la rende ancora oggi così importante e coinvolgente?

 «La fede si nutre non solo della Parola e dei sacramenti ma anche della devozione e della pietas popolare. I gruppi dei Misteri sono dei tesori d’arte, dicono la fede dei padri e identificano la cultura del popolo. Il popolo trapanese porta nel suo dna la forza, la suggestione, il sentimento che i Misteri esprimono. Trapani ha il suo cuore nella realtà dei Misteri in cui ogni vero trapanese si riconosce e da cui prende linfa il suo pensare, il suo operare, il suo vivere».

Pur riconoscendole di aver attenzione e cura per la processione, l'accusano di avere cambiato la tradizione: lei cosa risponde?

«Bisogna aver chiaro il senso che diamo alla parola tradizione. Per noi cattolici è fondamentale nella nostra fede accogliere il Vangelo, il magistero della Chiesa e la tradizione. Ci sono poi le tradizioni legate a eventi particolari di un popolo che nascono e si sviluppano in un determinato contesto storico e rispondono a bisogni contingenti. Nel tempo il modo di esprimersi dell'uomo cambia anche nei confronti del sacro».

In molti vorrebbero il ritorno della Confraternita di San Michele Arcangelo…

«In questi anni sono stato felice di costituire o ricostituire Confraternite in diversi paesi della Diocesi. Lo sarei ancora di più se vi fossero dei fedeli laici disposti a vivere l'esperienza della Confraternita di San Michele cioè di un gruppo ecclesiale che si riunisce abitualmente per la formazione spirituale, che cura gli aspetti della vita cristiana in ogni ambito dell’esistenza. Fino ad oggi nessuno si è fatto avanti in questo senso».

Che valore riconosce alla tradizione e quale al folklore nell'ambito della processione del Venerdì Santo?

 «La tradizione è un bene da accogliere, purché non diventi qualcosa di assoluto. Valorizzare gli aspetti della tradizione non significa imbalsamare la fede e i sentimenti dentro un passato bello ma non più attuale. Il folklore fa parte della vita. In tutto quello che noi facciamo c'è sempre un pizzico di folklore e anche la processione dei Misteri non è fuori da questa regola. È indubbio che se tutto si fermasse al solo folklore, la processione sarebbe una farsa e nulla più, una caricatura del dolore priva di qualunque riferimento alla vita».

Cosa fare perché la processione sia sempre espressione autentica della fede dei trapanesi?

«La fede che celebriamo nella processione dei Misteri deve essere, prima di tutto, una fede pensata, motivata dall'adesione a Cristo, al suo Vangelo altrimenti diventa incapace di produrre storia bella di fraternità, di solidarietà, di giustizia. Una processione non supportata da una fede autentica può generare cultura di morte ed è il rischio che siamo chiamati ad evitare e, se necessario, a correggere con forza».

Dallo scorso anno in città si svolge il giorno di Pasqua la processione del Risorto. Perché ha voluto introdurre questa novità?

«Senza il Risorto superflea e vana sarebbe la nostra fede. Se ci fermiamo alla Passione e Morte di Gesù e non guardiamo all'alba del terzo giorno, la nostra vita rimane ingabbiata nelle maglie del non-senso, del dolore senza speranza. All'inizio non mancava certamente la celebrazione della resurrezione. Ciò è storicamente provato. L'anomalia sta nell'aver tolto dall'orizzonte questa verità solare. Ne ha pagato lo scotto una città dove la cultura della morte per troppo tempo, e forse anche oggi, continua ad imperare. La processione del Risorto ha dato fiato alla speranza e gioia ai credenti che hanno accolto questo evento partecipando numerosissimi ed esprimendo in tal modo un desiderio di liberazione dai mali vecchi e nuovi che affliggono questa nostra città».

 
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