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luned́ 19 dicembre 2011
Tra i documenti in mostra una pergamena araba

Venerdì 23 dicembre l’inaugurazione della nuova sede dell’Archivio storico diocesano di Trapani

2500 unità, alcune risalenti all’ultimo scorcio del XV secolo. Fra i documenti che verranno eccezionalmente esposti per l’inaugurazione della nuova sede, la Bolla di Papa Gregorio XVI con cui è stata eretta nel 1844 la Diocesi di Trapani e un frammento di pergamena in caratteri arabi con decorazioni in oro e in rosso con tre versetti coranici tratti dalla Sura

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Dopo la conferenza del dott. Aldo Sparti, soprintendente archivistico per la Sicilia (ore 17.00) si terrà la cerimonia d’inaugurazione e lo scambio degli auguri natalizi.

Il complesso archivistico che costituisce l’Archivio Storico Diocesano di Trapani rappresenta una fonte preziosa per la ricostruzione della storia religiosa e civile della città e del suo territorio. Il patrimonio documentario che in esso si conserva, costituito da circa 2500 unità tra pergamene, buste, registri, rolli, mazzi, pacchi legati, volumi (ma la cifra non è completa in quanto la catalogazione è ancora in corso) risale ad un’epoca di molto anteriore alla effettiva fondazione della Diocesi. I documenti più antichi - trasmessi dalla Curia vescovile di Mazara al momento dell’erezione della novella sede vescovile in quanto pertinenti ai vari ambiti territoriali annessi alla neonata Diocesi - risalgono all’ultimo scorcio del XV secolo. Ciò ha dato vita alla struttura particolare di questo archivio e alla coesistenza di due grandi Fondi documentari facenti capo sostanzialmente a due diversi enti produttori : la Curia vescovile di Mazara (sino al 1844) e la Curia vescovile di Trapani (dal 1844 in poi) con le loro rispettive articolazioni. La massa, di fatto informe, di documenti trasmessi e di quelli che si sono sedimentati nel tempo non ha avuto nei locali della Curia di Trapani una “fissa dimora”; più volte, infatti, in quasi due secoli di vita, l’archivio ha occupato sedi diverse. Dal 2006, con la direzione di Don Alberto Giardina e con la consulenza scientifica della Dott.ssa Stefania La Via, sono finalmente iniziati i lavori di riordino e inventariazione dell’intero complesso documentario, con metodo storico in base a tre principi guida: rispetto dell’integrità dei fondi, rispetto del principio di provenienza, rispetto dell’intangibilità delle serie. A seguito di un’attenta schedatura analitica (ancora in via di svolgimento) è stato possibile ricostruire a grandi linee i principali fondi in cui si articola il complesso documentario, individuandone le relative serie e sottoserie. Alcune serie (quelle la cui consultazione era maggiormente richiesta) sono state riordinate, inventariate e la documentazione è stata appositamente ricondizionata con l’attribuzione della collocazione definitiva.

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La pergamena con caratteri arabi

“Il frammento di pergamena in caratteri arabi con decorazioni in oro e in rosso era la camicia originale di un quinterno contenente un elenco numerato dei contraenti matrimonio dal 1542 I indizione al 1544 III indizione, elenco conservato nel Fondo Curia Vescovile di Mazara del Vallo-Sezione Cancelleria Vescovile, all’interno della busta 2 della Serie Pratiche Matrimoniali e Stati liberi. Il frammento, ripiegato e con tracce di cucitura, doveva originariamente appartenere ad un codice perduto – spiega Stefania La Via - I caratteri erano stati indicati approssimativamente come caratteri cufici del IV sec. dell’egira, ma sarebbe necessario un esame paleografico più approfondito. In tal caso si tratterebbe di un frammento di codice di epoca normanna. Per quanto riguarda il contenuto, la Prof.ssa De Simone riferisce trattarsi di 3 versetti coranici tratti dalla Sura delle api (vv.8-11)”

In esposizione la bolla di erezione della Diocesi di Trapani. Trapani sarebbe stata sin dal IV secolo sede di una chiesa particolare di rito bizantino.

“Seguendo il filo di tali ipotesi si potrebbe affermare che la conquista normanna e il successivo processo di latinizzazione non avrebbero soppresso il vescovado di Trapani il quale – avendo presumibilmente la sua sede nella chiesa di san Nicola – avrebbe continuato a vivere fino alla totale estinzione dei fedeli di rito greco. L’annessione di Trapani a Mazara sarebbe avvenuta, con non poche difficoltà e dinieghi, solo allorquando, successivamente all’affermazione in Sicilia del rito latino, si sarebbe del tutto estinta la presenza dei fedeli legati alla tradizione orientale – afferma sempre Stefania La Via - Dopo l’arrivo dei Normanni la Prelatura greca rimase soltanto de iure e di essa si ha notizia fino al XIV secolo. Non pochi sono stati i contratti matrimoniali stipulati secondo il rito greco sino a quell’epoca e anche nei secoli successivi, come dimostrano i documenti conservati negli archivi diocesani sia di Mazara del Vallo sia di Trapani. Ulteriore prova di questa suggestiva tesi potrebbe essere la bolla di erezione della Diocesi di Mazara del Vallo, dalla quale poi nella prima metà del XIX secolo sarebbe nata – o ri-nata – la Diocesi di Trapani; il documento non menzionerebbe esplicitamente il territorio trapanese bensì una località di nome Trabolis, che successivi studi hanno identificato non con Trapani ma con un casale della zona di Patti – sostiene Stefania La Via - Oltre all’indubbia esclusione dal Diploma di fondazione del Vescovado di Mazara del territorio di Trapani, altro dato che dimostrerebbe la presenza di una sede episcopale propria è il non immediato riversamento dei tributi della città al Vescovado di Mazara; infatti, le decime sacramentali delle chiese trapanesi venivano elargite in favore dell’Arcipretura di San Pietro, quelle laicali, invece, solo intorno al 1300 assegnate al Vescovo di Mazara per grazia dei sovrani. Ciò dimostrerebbe che tale figura rappresentava per Trapani non l’Ordinario Ecclesiastico ma piuttosto un Delegato, un Commendatario”.

Vivere la contemporaneità assumendo le proprie radici.

La dichiarazione del vescovo Micciché “Con gioia inauguriamo la nuova sede dell’archivio e concludiamo un altro passo del progetto culturale che ci ha visti protagonisti nel territorio in questi anni. Raccogliere, custodire, dare una sede degna, studiare i documenti, impostare un lavoro scientifico che obbedisce ai criteri collaudati dell'archivistica è condizione previa per creare le condizioni ottimali che permettono l'accesso agli studiosi che vogliono approfondire particolari settori della storia del nostro territorio e della nostra Chiesa – afferma il vescovo Francesco Micciché - Si tratta di documenti che hanno non solo una valenza religiosa, ma anche civile e che danno la chiave di lettura per comprendere l'evoluzione nel tempo per il tessuto socio - economico e religioso delle nostre comunità. La nostra amata Chiesa di Trapani è chiamata a vivere la convulsa stagione della storia contemporanea avendo presenti le proprie radici, riscoprendo la propria storia che parte da lontano ed ha negli archivi delle nostre parrocchie e soprattutto della nostra curia una fonte di notizie utili e necessarie per comprendere la vita religiosa, le tradizioni, le problematiche che riguardano le nostre comunità”.

 
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