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DiART: Espone Rita Ernst PDF Stampa E-mail
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gioved́ 09 giugno 2005
Inaugurazione sabato 11 Giugno ore 19.00 Progetto Di.ART     4° PIANO
Collezione Permanente Arte Religiosa Contemporanea Diocesi di Trapani
Seminario Vescovile di Trapani
11giugno -31 luglio 2005
 
Espone
 
RITA ERNST
Vanishing Structures
 
A cura di Antonio Sammartano e don Liborio Palmieri
testo critico di Flaminio Gualdoni  ( critico d´arte e direttore della rivista d´arte FMR )
 
Inaugurazione sabato 11Giugno  ore  19.00
 
  E´ stato, un tempo, il mito dell´esattezza, il fantasma del pensiero perfettamente delucidato fatto forma, fatto icona. E´ stato un altro tempo della geometria, quello delle illusioni sovrane di un possibile del senso, di una verità in sé della forma capace di vincere il contingente.
Oggi, dopo decenni di una rivoluzione che si è fatta tradizione nuova, Rita Ernst di quella tradizione eredita il retaggio formale, i codici e le convenzioni: non, più, la fede. E declina una sorta di geometria interrogativa, di scrittura dubitante della traccia e della trama cromatica, trascolorata ormai ogni pretesa affermativa, ogni dimostrazione.
"Qualcosa, che prima esisteva nel mondo delle idee, diventa una realtà che può essere controllata ed osservata. La pittura concreta è quindi una rappresentazione della realtà di pensieri astratti, invisibili", aveva scritto Max Bill. Oggi, di quella realtà sperata, Rita Ernst maneggia i segni adespoti, gli alfabeti sdruciti, le suggestioni - non più le evidenze - del senso.
E´ dunque, l´operazione dell´artista, una declinazione ulteriormente delucidata di un linguaggio che si fa, anziché sistema significativo, interrogazione sulla nozione e sul valore stesso di sistema, di codice, di regola. Ecco, nelle sequenze pittoriche, insinuarsi l´arbitrio della variazione, il brivido della deriva aleatoria, una sorta di deviazione metodica che, irrompendo con i propri minimi squassi, altera l´aspettativa preventiva, ma ormai svuotata, d´un ordine.
Rita Ernst dunque assume i modi della tradizione concreta per spingersene sino al vanishing point concettuale, alla soglia oltre la quale resta una domanda, un clima, un possibile, al di là d´ogni certezza acclarabile.
Assai più con l´attitudine concettuale dunque s´imparenta questo lavoro. Restano, della geometria, le parole ancora pronunciabili, alla ricerca d´una identità ulteriore. Una sorta di beckettiano "bisogna dire delle parole, sinché ce ne sono..."
Flaminio Gualdoni
 
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