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La cultura è vita: vivi da protagonista PDF Stampa E-mail
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venerd́ 03 ottobre 2008
Messaggio del vescovo agli studenti per l'apertura dell'anno scolastico
Caro amico giovane,

la tua vita è legata al sapere, alla capacità di saper discernere ciò che è bene da ciò che è male, alla consapevolezza del tuo “io” che si va costruendo nella verità. La vita come bagaglio di pensiero che si fa operativià, scelte che danno sapore e gusto al vivere quotidiano, senso allo scorrere del tempo, è la radice culturale che, quale linfa vitale, alimenta il processo socio-economico-religioso e caratterizza la storia dei singoli individui, di un popolo, delle civiltà, delle nostre città.
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La cultura fa la storia piccola e grande delle singole persone, delle famiglie, della società. Terreno fertile dove trovano l’humus naturale i comportamenti della persona e tutto quel mondo interiore di pensieri, desideri, emozioni che si esprimono in gesti, parole. Cultura è vita che pulsa in noi e si carica della progettualità dei sogni che si agitano nel nostro io più profondo. Educarsi a vivere da uomini liberi è un obiettivo primario per vivere una vita degna, una vita consapevole. La libertà si ciba di cultura, del sapere che richiede impegno costante, volontà di crescita nella conoscenza di tutto ciò che interessa la vita e ciò che attiene il mondo che ci circonda. “Fatti non foste per viver come brutti”: così si esprime Dante nel capolavoro della Divina Commedia. L’istinto guida l’animale; la libertà responsabile guida l’uomo nel suo itinerario di vita. Libertà che genera passione per tutto ciò che attiene alla sfera della conoscenza e che spinge l’uomo ad interrogarsi sul perché delle cose, sul senso del suo esistere, a indagare il mistero che lo avvolge e lo sovrasta. Studiare è fatica ed è un verbo che nel periodo della formazione della tua personalità non è sempre recepito nel suo giusto valore. Lo studio è la palestra del pensiero, della cultura che come bagaglio necessario ti accompagnerà per tutta la vita, specificherà il tuo essere, ti darà la possibilità di affermarti professionalmente, di dare il tuo contributo al progresso della civiltà. Studiare con impegno è una forma nobile di vivere la carità, poiché lo studio ti toglie dall’ignoranza, dalla notte buia dell’incoscienza e dell’irrazionalità. Ho usato il termine “carità” a ben ragione poiché, la carità, nel senso più vero del termine, è il motore della storia e, senza amore, non c’è vita, non c’è appagamento dei sogni, non c’è vissuto umano che regge. La carità culturale è l’amore al sapere che ti porta ad essere uomo-donna nella tua dignità nativa di persona che pensa, si muove, agisce secondo un dettato di ragione e dando alla vita un senso pieno. La persona vive di ciò che sa, gode di ciò che percepisce nei percorsi interiori attraversati dal sapere della storia passata e presente, del vissuto che esprime stili di vita, comportamenti, espressioni le più varie. Tu sei ciò che sai, tu vali per quello che riesci ad interiorizzare, a fare tuo, nel tuo essere libero e responsabile. Non ti è lecito lasciarti condurre dall’onda di un pensiero massificato e massificante quasi fossi una marionetta guidata da fili invisibili.
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Tu sei tu, con la tua individualità, con la tua unicità e irripetibilità e questo tuo essere è chiamato a confrontarsi con la storia, le tradizioni, il pensiero, l’arte, a fare i conti con la vita che è imprevedibile e ha sempre nuovi orizzonti da scoprire. La cultura accademica, quella scolastica che ti fa studiare sui banchi, non può essere affrontata con la disinvoltura e la leggerezza dello studente svogliato, condannato a studiare perché lo studio è un obbligo e non se ne può fare a meno. La scuola è un banco di prova della vita che ti porta a verificarti continuamente; è come una scalata dove è messa a dura prova la tua volontà, il tuo impegno e la tua forza d’animo. Bisogna darsi un obiettivo per vivere e l’obiettivo della scuola è raggiungere la piena realizzazione di se stessi acquisendo quel bagaglio di conoscenze che ti daranno, domani, la possibilità di poter vivere con dignità la tua vita, di non essere un parassita della società che costruiamo tutti insieme, ognuno per la sua parte, nel bene come nel male. Nessun uomo è un’isola e l’umanità che è in noi, se riuscirà a risplendere della bellezza di cui l’ha dotata il suo creatore, metterà un tassello importante nel mosaico della storia. Hai radici che devi conoscere, apprezzare, non perdere in quanto una persona senza radici è come una pianta sterile, che non vive e non dà frutto. Il passato con il ricco bagaglio di lingua, di sapienza popolare, di tradizioni, di usi, costumi, detti, religiosità popolare è il liquido amniotico che rende vitale il percorso esistenziale nel grembo della società in cui vive. Siamo cittadini di un territorio splendido per le sue bellezze naturali, per le vestigia di una storia antica, inscritta nei suoi monumenti, nelle tradizioni che veicolano pensiero, nel sentire comune che specifica l’appartenenza e dà la caratura della sicilianità. Non è tutto oro colato quello che la storia ci ha consegnato e ci offre e di questo dobbiamo prendere coscienza. La cultura della morte così presente nel nostro territorio, così pervasiva e devastante, è purtroppo triste realtà di cui dobbiamo avere consapevolezza e da cui liberarci. A questa cultura di morte appartiene quel mondo oscuro della mafia che alligna nel sottobosco di un sociale distorto, frammentato, privo di quell’etica del sociale che si esprime nel rispetto della vita, della legalità, del bene comune, della giustizia. Cultura di morte è quella prassi della raccomandazione e della protezione del potente di turno per poter ottenere un diritto sacrosanto. Cultura di morte è il sopruso subìto senza ribellarsi e che ha nome racket, estorsione, usura. Cultura di morte è non rispettare le leggi, pilotare gli appalti pubblici, inquinare l’ambiente, diffondere strumenti di morte per permettere guadagni che grondano sangue. Cultura di more è il degrado voluto, programmato dai quartieri-ghetto dove alligna solo rabbia, ignoranza, devianza sociale. Cultura di morte è il disprezzo della vita, dal suo inizio alla sua conclusione che si ripete nei luoghi in cui si pratica l’aborto, si tollera l’eutanasia, si lascia l’uomo nella più nera solitudine a vivere i drammi della vita che purtroppo, non più raramente, sfocia nella manifestazione estrema della disperazione: il suicidio. Ti auguro di poter coltivare in te la cultura della vita che dà gioia, pace, appagamento di ogni tuo più nobile desiderio.

Permettimi di darti alcuni consigli da amico a cui il Signore ha dato la grazia di vivere già 65 primavere:
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1) Non sciupare il tempo poiché il perdere tempo a chi più sa, più spiace.
2) Cogli ogni occasione per crescere nella conoscenza e nel sapere.
3) Non fermarti mai alle apparenze. Cerca di scrutare nel profondo delle cose e degli avvenimenti.
4) Sii curioso di tutto e non sentirti mai un arrivato: è saggezza sapere di non sapere.
5) Impegnati per conoscere la storia del tuo territorio che è parte importante della storia del mondo, di cui tu sei debitore per quello che sei e che diventerai.
6) Abbi coscienza delle luci e delle ombre del tessuto sociale in cui vivi, impara a discernere e a fare le tue scelte di vita.
7) Non relegare la fede, la pietà popolare in fondo ai tuoi interessi ma vivi la gioia di una fede consapevole.
8) La cultura è vita e la tua vita è degna nella misura in cui amerai il sapere che dà gusto e sapore al tuo vivere
9) La carità culturale è un obiettivo possibile, un modo bello per volersi bene.


Ti auguro di saper sfruttare al massimo le tue possibilità di mente e di cuore e di dare un colpo d’ali alla tua vita con un di più di conoscenza, di studio, per fornirti di un bagaglio culturale di grosso spessore che ti faccia essere significativo nella storia. Ricorda che anche Gesù di Nazaret, il Figlio Unigenito del Padre, “cresceva in età, sapienza e grazia” davanti a Dio e davanti agli uomini. In ultimo, tieni a mente una verità sacrosanta: tutta la vita è una scuola per apprendere ed è saggio colui che si pone come discepolo e non si atteggia a maestro: quello che conosciamo è un frammento minimo del sapere. Ti stia a cuore la carità culturale e, da discepolo come te alla scuola del Divino Maestro, ti invito a camminare nella via della luce che è Cristo Via, Verità e Vita.

Con affetto

+ Francesco Micciché
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