In ricordo di don Giuseppe Rizzo, prete sociale di Leone XIII

Ad Alcamo un incontro sulla figura del prete fondatore della Cassa rurale e visita guidata alla cappella e monumento funebre, opere di Paolo Portoghesi e Paolo Borghi

Alcamo ricorda don Giuseppe Rizzo, prete sociale espressione del movimento sorto in tutta dopo la pubblicazione dell’enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII morto a soli 48 anni nel 1912 e fondatore della Cassa rurale che porta il suo nome.  L’appuntamento, organizzato dalla comunità ecclesiale cittadina, si terrà venerdì prossimo 29 maggio alle ore 19 presso l’auditorium Marconi con un una lettura a due voci del profilo del prete alcamese con Lilli Genco, giornalista , studiosa di don Rizzo al quale ha dedicato saggi e documentari e Giampiero Dell’Oca, docente, già amministratore locale nel comune di Delebio (Sondrio) che si soffermerà sul volume “Don Rizzo una vita per gli altri” di Giacomo Romano Davare.

I lavori, aperti dal vicario foraneo don Franco Finazzo e dall’arciprete della Chiesa Madre don Enzo Santoro, sarà moderato da don Fabio Pizzitola, parroco della parrocchia del Sacro Cuore e direttore dell’ufficio catechistico diocesano.

Al termine dell’incontro un momento particolare: i partecipanti raggiungeranno la Chiesa Madre in pellegrinaggio per fare visita alla tomba del presbitero alcamese: una straordinaria opera di architettura contemporanea del grande architetto italiano Paolo Portoghesi che esalta la relazione tra terra e cielo e la materia colpita dalla luce. Saranno gli architetti Vincenzo Settipani e Francesco Parrino a guidare i presenti in una lettura artistica della cappella e del monumento funebre opera di un altro celebre architetto, Paolo Borghi.

 

Per conoscere don Rizzo

Don Giuseppe Rizzo ( Alcamo 1863 – 1912) è considerato una delle figure più significative della “democrazia cristiana” siciliana, il movimento sociale che con Luigi Sturzo ed altri sacerdoti voleva realizzare il programma della Rerum Novarum e portare i preti “fuori dalle sagrestie”. Nacque da una famiglia povera e dedicò la sua prima attività ai giovani con un oratorio che – sul modello di don Bosco – raccoglieva più di 500 giovani. La sua attività sociale fu intensa e pluriforme: istituì un segretariato per il popolo per strappare la povera gente dagli sbriga faccende senza scrupoli, una cucina per i poveri e soprattutto la cassa rurale che dal 1921 ha preso il suo nome, fondata con il preciso obiettivo di salvare i contadini dall’usura e dallo strozzinaggio. (L’usura variava dal 25% al 100%.e i braccianti erano ridotti nella più nera miseria). Il primo direttore fu lo stesso Giuseppe Rizzo che per quest’incarico non accetterà mai alcun compenso. L’inaugurazione della cassa subì uno slittamento a causa della carcerazione del sacerdote. Don Rizzo infatti, definito dai giornali dell’epoca “il don Albertario siciliano”, venne incarcerato nel 1903 in seguito ad una sommossa popolare contro un dazio angarioso e scagionato dal tribunale di Trapani con una sentenza che ne tesse un elogio. Le lettere dal carcere danno l’idea dello spessore spirituale del sacerdote convinto che “come il chicco di grano che muore” il suo allontanamento avrebbe provocato l’esplosione dell’azione cattolica a cui aveva dedicato la vita.  Don Rizzo fu brillante direttore di due giornali “Il circolo don Bosco “ prima ed “Il granellino” dopo, mezzi attraverso cui formava i fedeli in un clima forte di anticlericalismo  ( e di persecuzione per la Chiesa).