Fine vita: la nota dei vescovi siciliani  sui disegni di legge all’esame dell’ARS

Alla luce dei disegni di legge abbinati (nn. 553, 713 e 1203) attualmente all’esame della VI Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana in materia di suicidio medicalmente assistito, la Conferenza Episcopale Siciliana (CESi) è intervenuta con un documento ufficiale per ribadire la centralità della tutela della vita umana, richiamando il legislatore regionale a una profonda responsabilità etica e sociale.

Richiamando il magistero di papa Leone XIV e le parole del presidente della CEI, cardinale Matteo Zuppi, i vescovi siciliani ricordano che «non si ha cura della vita infliggendo la morte». Il punto di partenza imprescindibile resta il valore della vita quale bene fondamentale e indisponibile, che esclude qualsiasi forma di accanimento terapeutico ma rifiuta allo stesso tempo l’abbandono del malato.

Nel documento, la CESi rivolge precise richieste e considerazioni al legislatore regionale, sintetizzate nei seguenti punti chiave:

  • Rispetto dei confini costituzionali: Nessuna norma regionale dovrebbe andare oltre l’indicazione costituzionale fissata dalla Corte costituzionale nelle sentenze nn. 242 del 2019, 135 del 2024, 204 del 2025 e 152 del 2026, né introdurre, anche in via indiretta, pratiche che anticipino la morte.
  • Priorità alla cura: Il primo intento della legislazione deve essere la cura delle persone: cure palliative, terapia del dolore e assistenza domiciliare, da garantire in piena attuazione della legge 15 marzo 2010, n. 38 e in modo uniforme in tutte le province siciliane.
  • Destinazione delle risorse: Le risorse vanno destinate anzitutto allo sviluppo delle unità di cure palliative domiciliari, degli hospice e delle reti dedicate al controllo del dolore, al sostegno psicologico di pazienti e familiari, alla formazione continua del personale e a una rendicontazione pubblica periodica sulla copertura dei servizi.
  • Supporto ai caregiver: I caregiver familiari, che spesso sostengono un carico assistenziale molto gravoso, meritano interventi concreti: assistenza al domicilio, aiuti economici, sgravi fiscali e strumenti per far coincidere lavoro e cura.
  • Esclusione di obblighi e diritti di prestazione: Non esiste un diritto a ottenere la morte né un obbligo, per medici e strutture del Servizio sanitario, di organizzare procedure per procurarla: la sentenza n. 242 del 2019 esclude la punibilità di determinate condotte e non crea una prestazione, e una norma che affermi il contrario andrebbe oltre la Corte.
  • Aspetti organizzativi ed etici: Sul piano organizzativo, la verifica dei requisiti spetta alle strutture esistenti, con il parere dei comitati etici, poiché una commissione regionale nuova rischia valutazioni difformi da un territorio all’altro, e il supporto farmacologico in hospice o a domicilio tocca aspetti che la lettura della Conferenza riserva al legislatore nazionale.
  • Confronto allargato: Il tema va affrontato con un confronto ampio sulle sue implicazioni etiche, sociali e culturali, coinvolgendo anche le associazioni del Terzo settore.

Nel concludere il documento, i vescovi auspicano inoltre che il laicato cattolico organizzato si pronunci in quanto tale e che le scuole di formazione socio-politica delle diocesi contribuiscano con proprie dichiarazioni, mentre all’intera comunità cristiana spetta farsi prossima ai malati e alle famiglie, testimoniando che la vita fragile non è mai da scartare.